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La fine di un amore?

Fossi un seduttore da quattro soldi in un costosissimo film ammericano, comincerei con una cosa del tipo: “Gli addii non sono mai stati il mio forte”, con la malcelata speranza che ci sarà pure qualche maniera per scongiurare la fine. Lei è Hillary Rodham Clinton, e mercoledì mattina potrebbe già essere storia.

Dopodomani, Martedì 4 Marzo, si vota in Ohio e Texas, e conventional wisdom vuole che, se HRC non vincerà in entrambi gli stati, la sua corsa alla Casa Bianca finisce lì. Ci sono, in realtà, due correnti di pensiero (in considerazione del fatto che nessuno dei due candidati, probabilmente, raggiungerà 2,025 pledged delegates, e che quindi entrambi avranno bisogno, per ottenere la nomination, dei superdelegates): da una parte, coloro che ritengono che la nomination andrà al candidato con il maggior numero di pledged delegates, sostengono che Hillary abbia bisogno di una vittoria importante sia in Ohio che in Texas (nell’ordine, almeno, del 55% a 40%); perché il divario in termini di pledged delegates supera già le 150 unità; e se Hillary vuole colmarlo, buona parte del lavoro va fatto dopodomani (Ohio e Texas, insieme, mettono in palio 389 pledged delegates).

C’è invece chi ritiene che Hillary non abbia bisogno di avere il maggior numero di pledged delegates per ottenere la nomination. Se infatti Hillary vincesse sia in Texas che in Ohio (e poi anche in Pennsylvania), avrebbe vinto in tutti e otto gli stati più popolosi d’America tranne che nell’Illinois di Obama. E, considerando anche il fatto che Hillary non potrà contare sui pledged delegates di Michigan e Florida, questo potrebbe bastare a considerarla il candidato vincente nonostante un numero leggermente inferiore di pledged delegates. 

Che Hillary riesca ad ottenere il tipo di risultato richiestole dalla prima corrente di pensiero è fuori discussione: HRC può ancora vincere sia in Texas che in Ohio, ma non c’è verso che ella possa stravincere, in nessuno dei due stati. E mentre in Ohio la Clinton ha mantenuto, seppur di poco, un vantaggio nei sondaggi, in Texas, da qualche giorno, è Obama a guidare (anche se, e questa è un’impressione di Nullo ancora tutta da verificare, Obama potrebbe aver peaked subito prima del weekend, e la Clinton starebbe recuperando).

Quindi l’unica speranza della Clinton è che abbiano ragione quelli della seconda corrente di pensiero: resistere al ritorno di Obama sia in Ohio che in Texas, strappare una doppia vittoria (cui aggiungere il Rhode Island ma non il Vermont, dove vincerà Obama); costruirci sopra, poi, una vittoria in Pennsylvania e North Carolina, evitando nel frattempo di perdere tutti gli altri staterelli come invece ha fatto a Febbraio. Si arriverebbe così alla convention con Obama in vantaggio in termini di pledged delegates. Ma con Hillary che avrebbe vinto in tutti i grandi stati tranne l’Illinois; e che avrebbe un vantaggio virtuale di pledged delegates considerando anche Michigan e Florida. A quel punto dovrebbe essere possibile, per lei, convincere un numero sufficiente di superdelegates per ottenere la nomination.

Se invece Hillary non dovesse vincere sia in Ohio che in Texas, farewell…


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permalink | inviato da nullo il 2/3/2008 alle 17:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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