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Siamo a cavallo
Il 22 Febbraio del 2008 questo ormai defunto blog rovino' il debutto politico di Marianna Madia, rivelando che la ragazza non era cio' che Veltroni avrebbe voluto farci credere: non una brillante giovane ricercatrice 'qualunque' che avrebbe portato una ventata d'aria fresca tra gli stantii scranni, ma l'orfana di un ex consgliere comunale della giunta Veltroni a Roma; nonche' la ex fidanzata del figlio del Presidente Napolitano.
La Madia non sembra essersi mai ripresa da quella falsa parterza, se e' vero che recentemente la destra ha utilizzato il suo caso per rispondere alle critiche sulle candidate 'vallette' alle Europee.
Ma qualcosa di 'nuovo' la Madia pare l'abbia contribuito: testimoni oculari attendibili hanno riferito a Nullo di averla vista (e sentita) andare in Parlamento in autobus: il 630, per la precisione.


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permalink | inviato da nullo il 18/6/2009 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Mieli, Veltroni, Di Pietro: errori di valutazione
Sul Corriere di ieri Mieli sostiene che "la pur discutibile decisione [di Veltroni] di lasciar spazio alla lista di Antonio Di Pietro si è dimostrata, quantomeno sotto il profilo tattico, azzeccata". Non e' cosi': non solo l'alleanza con Di Pietro non ha, ovviamente, pagato dal punto di vista della sfida a Berlusconi: piu' di nove punti percentuali di distacco hanno confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Veltroni non ha mai avuto alcuna possibilita' di diventare Presidente del Consiglio - non saremo quindi cosi' ingenerosi nei suoi confronti da ritenere che fosse quella la ragione dell'alleanza con l'Italia dei Valori.

Coalizzarsi con Di Pietro, pero', non ha nemmeno aiutato il risultato del PD alla Camera: ai voti persi alla propria destra e all'astensione causa alleanza con i manettari (stimabili in piu' di mezzo milione) vanno aggiunti i voti utili che gli elettori di sinistra hanno dato all'Italia dei Valori pur di sostenere l'unica alternativa a Berlusconi (un altro mezzo milione, almeno): se il Partito Democratico fosse andato da solo, e' probabile che avrebbe comunque raccolto la maggior parte di quei voti utili anti-berlusconiani.

Ma e' al Senato - dove i premi di maggioranza sono assegnati su base regionale - che l'alleanza con Di Pietro avrebbe dovuto fare la differenza, aiutando il PD a vincere regioni - e relativi premi di maggioranza - che da solo non avrebbe avuto la possibilita' di conquistare. Ma consultando i dati al Senato regione per regione si scopre che l'unica regione in cui l'alleanza con l'Italia dei Valori ha fatto la differenza e' il Molise: in tutte le altre regioni, o ha vinto il PdL, oppure Veltroni ha vinto con un margine tale da rendere l'alleanza con l'Italia dei Valori superflua. Ma siccome il Molise ha comunque eletto un Senatore per parte (e quello di Veltroni e' pure andato all'Italia dei Valori), anche li' il PD non ci ha guadagnato niente dall'alleanza con Di Pietro.

Possiamo dunque concludere che al Senato Veltroni non ha guadagnato nemmeno un seggio alleandosi con l'IdV. E che alla Camera il ticket con Di Pietro gli e' costato intorno al milione di voti, quantificabili in 3 punti percentuali - e una ventina di deputati. Non esattamente cio' che io definirei 'una decisione azzeccata sotto il profilo tattico'.
34,37%
Superare il 34,37% alla Camera e' il risultato di cui Veltroni potrebbe volentieri accontentarsi. Perche' quello e' il risultato migliore mai raggiunto dal Partito Comunista Italiano nella storia della Repubblica, alle politiche del '76. Se poi pensate che non sia giusto paragonare il PD al PCI, perche' i democratici hanno fatta propria, senza riserve, la tradizione democristiana, allora considerate che nel '76 DC e PCI presero, insieme, il 73,08% dei voti. Se davvero a Walter riuscisse uno scherzo del genere, gli regaliamo di tasca nostra la pelle nera e il middlename musulmano.

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permalink | inviato da nullo il 9/4/2008 alle 13:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
26-0
Hillay Rodham Clinton e Barack Obama si sono già scontrati in 24 (v-e-n-t-i-q-u-a-t-t-r-o) dibattiti, tutti tranne uno trasmessi in diretta. Ce ne sono almeno altri due in programma prima del voto del 22 Aprile in Pennsylvania. E ce ne saranno probabilmente altri, se Hillary non getterà la spugna. E non stiamo neanche parlando dei due candidati alla presidenza, ma 'solo' dei candidati alla nomination democratica.
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, i due principali candidati premier, non si sono ancora mai scontrati in un dibattito e oggi è arrivata la conferma che mai si scontreranno, visto che anche a Matrix verranno intervistati in successione. American democracy beats Italian democracy 26-0, I guess (and the game ain't even over).

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permalink | inviato da nullo il 8/4/2008 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Il paradosso del Lazio
Va sviluppandosi, nelle ultime settimane, un curioso paradosso, che potrebbe decidere le prossime politiche: si tratta del collegio senatoriale del Lazio. Appare ormai chiaro che il PdL di Silvio Berlusconi si aggiudicherà una larga maggioranza alla Camera; e che lo stesso PdL sarà il soggetto con il maggior numero di rappresentanti in Senato: ma non è ancora detto che a Palazzo Madama Berlusconi potrà contare sulla maggioranza assoluta, quantificabile in 162 seggi (anche se per avere un minimo di continuità nell'azione di governo servirebbero, come minimo, tra i 165 e i 170 senatori - come dimostrato, in negativo, dalla passata legislatura). E' quindi possibile sbilanciarsi affermando che se il PdL non vincerà il collegio senatoriale del Lazio - ci sono in palio la bellezza di 27 senatori - il prossimo governo Berlusconi non avrà molta più fortuna del morente esecutivo di Romano Prodi.

Fino a qualche settimana fa il Lazio non sembrava un problema: due anni fa, in un clima molto più favorevole al centro-sinistra, la CdL vinse nel Lazio 15-12; e, visti i sondaggi nazionali ampiamente a favore del cav, non sembrava esserci dubbio che anche questa volta il collegio senatoriale che ospita la capitale sarebbe andato a destra. Ma oggi quella previsione appare frettolosa: Mancia
pubblica un sondaggio del 25 Marzo secondo il quale PdL e Pd nel Lazio sono praticamente alla pari, 41,5% a 41% (un sondaggio dello stesso istituto in data 17 Marzo dava invece la CdL in vantaggio di ben 5 punti percentuali). 

Sarebbe fin troppo facile spiegare la rinasciata del PD nel Lazio col fattore Veltroni: l'ipotesi sarebbe che WV, essendo stato Sindaco di Roma per sette anni, porti voti 'suoi' al partito democratico, di elettori indipendenti che sono rimasti impressionati dal lavoro del Neo in Campidoglio. Ma questa ipotesi, apparentemente così plausibile, non spiegherebbe perchè è solo nelle ultime settimane che il PD sta recuperando nel Lazio, visto che è stato chiarissimo fin dall'inizio che Veltroni sarebbe stato il candidato premier. Per questo Nullo vuole offrire una paradossale alternativa: cioè che la fortuna del PD nel Lazio la faccia sì Veltroni, ma per ragioni opposte: Veltroni sarebbe stato un Sindaco talmente mediocre - questa l'ipotesi - che la prospettiva di riavere il suo predecessore Rutelli sta trainando il PD a Roma (e di conseguenza nel collegio senatoriale del Lazio).

Ci sarebbero quindi molti romani indipendenti o di sinistra che, dopo aver avuto Veltroni per sette anni, non sarebbero disposti a votare PD alle politiche proprio perchè Veltroni è il candidato premier. Gli stessi romani, però, voteranno Rutelli perchè, rispetto a Veltroni, è stato un sindaco eccellente (i miracoli del Neo: rendere plausibile anche un giudizio con 'Rutelli' ed 'eccellente' nella stessa frase). E siccome questi ipotetici romani andranno alle urne per votare Rutelli e quindi PD al Comune, riceveranno anche la scheda per il Senato e molti, invece di perseguire attivamente la sconfitta del PD in favore di un ennesimo governo Berlusconi ignorando la scheda per il Senato, finiranno per votare PD anche lì.

E così, finalmente, si spiegherebbero le varie casedeljazz - festedelcinema - telecomcerti - nottibianche - pozziinburundi: non, come hanno pensato in questi anni gli ingenui, per accattivarsi il romano medio, superficiale godereccio festaiolo ma con l'africa nel cuore. Ma per far incazzare il romano medio - quello che si fa tre ore di raccordo tutti i santi giorni, compresa la domenica per la partita - fino al punto da fargli rimpiangere Rutelli; sentimento che poi lo avrebbe subdolamente portato comunque a sostenere il PD all'election day. Insomma il buon Walter avrebbe pianificato tutto nei minimi dettagli fin dal 2001. Yeah, right.

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permalink | inviato da nullo il 27/3/2008 alle 10:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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