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Welby e' libero di fare della propria tragedia un caso politico

 Il Coopetitor accusa i radicali (nella persona di Marco Cappato) di strumentalizzare la tragedia di Welby per i propri fini politici: la legalizzazione dell’eutanasia (e piu’ visibilita’ mediatica). Solo che la politicizzazione del caso viene da Welby stesso. Come e’ stato ricordato (anche biecamente (dal nipote di un grande attore)), se il desiderio di Welby fosse solo quello di morire, i modi si troverebbero. Ma Welby non vuol morire come un cane (direbbe Kafka), di sotterfugio; e cosi’ chiede che vengano approvati gli strumenti legali per una morte meno dolorosa, e piu’ dignitosa. Una morte, senza vergogna, alla luce del sole (e poi il buio); una morte non solo giusta (nell’ingiustizia della natura), ma anche legale. E se allora e’ Welby stesso a voler fare del suo dramma una questione politica, non e’ possibile che i radicali stiano strumentalizzando Welby, perche’ la strumentalizzazione (Kant insegna) e’ possibile solo se i fini della persona in questione non vengono rispettati. Ma siccome i radicali non stanno solo rispettando i fini di Welby, ma li stanno promuovendo, allora e’ semplicemente falso che i radicali stiano strumentalizzando Welby. Che essi, dal caso Welby, ne guadagnino, puo’ risultare fastidioso (e anche crudele), ma non e’ strumentalizzazione: perche’ ci sia strumentalizzazione, i fini di una persona vanno violati, non difesi, come in questo caso.
Mi si potrebbe obiettare che Kant stesso postulo’ la possibilita’ della auto-strumentalizzazione (self-objectification): cioe’ che l’individuo stesso violi i propri fini. Ma come e’ possibile che Welby, volendo politicizzare la propria tragedia, violi i suoi stessi fini? Si potrebbe dire che Welby stia usando la propria tragedia a fini politici, certo. Il problema e’ che questi fini sono dello stesso Welby, e quindi egli sta, semplicemente, perseguendo la propria volonta’. E per i liberali e’ un dovere concettuale difendere tale volonta’; non lo e’ per gli altri, ma ho detto ieri che ci sono ottime ragione per difendere il diritto di Welby all’eutanasia anche per chi, come me, non e’ liberale.
Un’ultima cosa: se Welby fosse schizofrenico, o matto, sarebbe possibile che eglia stia perseguendo una volonta’ che non e’, veramente, sua. Potrebbe essere che egli non voglia, veramente, morire. O che egli non voglia, veramente, politicizzare la propria vicenda. Ma io spero proprio che il Coopetitor non condivida questa posizione, degna a malapena del nipote del grande attore.

Sabato 16 dicembre dalle ore 21:00 si terrà in Piazza del Campidoglio a Roma e in tutte le piazze d'Italia "una veglia con e per Piergiorgio Welby". Lo stato e’ fermo. Si muova la societa’. Per aderire, qui.

UPDATE: scopro da Luxor che la veglia e' anche virtuale: basta collegarsi, dalla mezzanotte di sabato con MSN Messanger a perwelby@hotmail.it

UPDATE 2: Il tribunale ha respinto il ricorso di Welby; ed il Coopetitor ci ha risposto, ma mi sembra che le divergenze rimangano. La mia replica nei commenti da Abr.




permalink | inviato da il 15/12/2006 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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