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'international warming'?
Now that China has opted out of global warming, some re-branding might be necessary



permalink | inviato da nullo il 30/1/2008 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Obama no balls


Lasciate che Nullo vi racconti ciò che la foto non mostra: la scena è l'ultimo State of the Union di Bush. Hillary e Obama sono incredibilmente seduti a solo quattro sedie di distanza. Alla sinistra di Obama c'è Teddy Kennedy fresco di endorsement (di spalle nella foto), che stringe la mano di Hillary mentre Obama si gira dall'altra parte, occhi bassi. Guardatelo bene, l'uomo della provvidenza; l'inclusivo che parla di cambiamento e dialogo con i Repubblicani - e poi si rifiuta di stringere la mano del proprio avversario, ma non ha il coraggio di farlo guardandola negli occhi. Ricordatevelo, la prossima volta che lo sentite parlare di politica 'nuova'. No change without courage, brother (hatip: BenSmith)

UPDATE: Obama e il suo N.1 consigliori Axelrod si contraddicono nel disperato tentativo di spiegare l'evidenza fotografica

UPDATE 2: altre foto e un video fugano gli ultimi dubbi. E sembra anche che Obama abbia rifiutato di sedersi di fianco a Hillary (hatip: GiuliaNY)



permalink | inviato da nullo il 29/1/2008 alle 15:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
il Corriere della Sera e la democrazia subdola delle ordinazioni
L'editoriale di Dario Di Vico sul Corriere della Sera di questa mattina è ripugnante, in non meno di tre diverse maniere: perchè mostra, in tutta la sua semplicità, la supponenza del quarto potere nei confronti dei rappresentanti eletti dal popolo. Perchè non si vergogna di utilizzare il più debole degli argomenti dello stesso Prodi, umiliati ieri in Aula dai suddetti rappresentanti: la congiuntura economica (che per esagerarla Di Vico non si fa specie di citare neppure Tremonti) è tale che c'è bisogno di un governo, un governo qualsiasi - ancor più di quanto ci sia bisogno di un governo che rappresenti l'elettorato. A questo punto, caro Di Vico, ci tenevamo Prodi. No grazie. Infine, il Corriere mostra il solito coraggio delle tenebre nel fare le proprie ordinazioni al Capo dello Stato, senza neanche prendere in considerazione le elezioni: governo breve, please; legge elettorale - non troppo cotta; personalità di "alto rango" e "altissima credibilità", possibilmente francese. Napolitano in livrea, effettivamente, ce lo immaginiamo abbastanza bene. Il problema per il Corriere, eventualmente, è che tale&tanto maggiordomo è già impegnato a casa D'Alema.
Su questo ultimo punto è bene essere chiari: che i giornali diano indicazioni politiche non è un problema, anzi: abbiamo per esempio molto apprezzato, oggi, il modo diretto ed inequivocabile con il quale il New York Times ha fatto le proprie scelte per le primarie: "The Times’s editorial board strongly recommends that [Democrats] select Hillary Clinton as their nominee for the 2008 presidential election". Ma ci sono due differenze sostanziali: prima di tutto, il NYT parla ai suoi lettori, non al Presidente della Repubblica; e nel pieno rispetto della libertà di scelta e capacità di giudizio dei lettori stessi - non con il ricatto non troppo velato delle proprie lobby di potere. E poi, naturalmente, il Corriere non fa nomi: è specifico fino a non lasciare dubbi, ma non fa nomi, come un Bruto qualsiasi - solo che Cesare, lo abbiamo ormai imparato, fa molto più comodo da vivo. Il NYT sarà snob e newyorkese, ma rimane prettamente americano, specificando, candidamente - come solo gli americani con la loro disarmante ingenuità sanno fare - la propria scelta, per nome e cognome: Hillary Clinton (peccato solo si siano dimenticati 'Rodham'). E allora, che sia Draghi o Monti, caro Di Vico, impara a fare i nomi - dopo aver imparato a scrivere, that is; dopo aver imparato a non prendere in prestito argomenti dall'uomo più screditato d'Italia, that is; e dopo aver imparato il rispetto per coloro che hanno il privilegio e la responsabilità di essere stati eletti dal popolo - non tu.



permalink | inviato da nullo il 25/1/2008 alle 14:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
CRISI (judgement day) - livebloggin
il SENATO SFIDUCIA PRODI


21:45 Prodi sarebbe già al Quirinale. A questo punto non credo Napolitano possa dargli un altro incarico. O magari, per punizione, potrebbe ricevere l'incarico e l'umiliazione di non trovare una maggioranza. Qualche commento:

Perchè Prodi è andato, nonostante tutto, al Senato? La vicenda Cusumano (ribadisco, since almeno la mamma di nullo ancora non l'aveva capito pochi minuti fa: il segretario di Cusumano ieri ha ricevuto un incarico dal Ministero dell'Agricoltura) dimostra che le hanno provate tutte. Eppure era da almeno due giorni che si sapeva che per trovare i numeri sarebbe servito un miracolo. Quindi è probabile che Prodi abbia capito la trappola preparatagli dal duo D'Alema-Napolitano - se ti dimetti ti ridiamo l'incarico, ma poi non sarebbe riuscito a formare una maggioranza e sarebbe stato fatto fuori forever - ed abbia così deciso di andare in Senato a giocarsela fino in fondo, precludendo così al PD lo scenario preferito: un nuovo governo per la legge elettorale (così sostenevano oggi in Aula D'Onofrio e Castelli). Ma, e qui veniamo alle previsioni per i prossimi giorni, è probabile che Napolitano regali al PD una nuova chance nonetheless: inequivocabili, da questo punto di vista, i complimenti che si sono scambiati D'Onofrio e la Finocchiaro. Il PD punta quindi all'UDC. Il problema di questa soluzione è che l'UDC metterà il veto su almeno alcune delle proposte di legge elettorale gradite a quelli del loft e dei nei. Quindi due scenari: un governo Unione-UDC guidato da, say, Marini o Amato. Oppure un governo istituzionale - magari Draghi - con l'appoggio di PD e del cav., così che i due partiti più grandi possano fare la legge elettorale che più gli aggrada.

and now off to the pub...

21:28 Questo il risultato politico al netto di senatori a vita: 151 si, 162 no (l'astenzione equivale ad un no). 'na strage

21:06 Mentre il cav chiede, prevedibilmente, le elezioni (ma, sapendo chi c'è al Quirinale, si accontenterebbe forse di qualcosa meno), Rep. non ha voluto essere da meno del Corriere. Questo lapsus, però, è molto più freudiano


20:58 Adesso un tea (se ce n'è rimasto, altrimenti coffee, I guess), poi qualche momento, e poi off to be pub (again??? sento già la mamma di nullo che salta sulla sedia... se ci sia o meno da festeggiare lo si capirà nei prossimi giorni... ma sfido qualsiasi governo a dimostrarsi peggiore di questo)

20:54 Ecco i 'traditori' (lungi da me): Fisichella (che ha avuto la faccia come il culo, così come Bordon (che però ha alla fine optato per il SI), di aspettare la seconda chiama); Barbato; Mastella; Turigliatto; Dini; e Scalera che si è astenuto

20:48 E Corriere.it, ovviamente, non si è fatto mancare la solita figura di merda! Guardate l'homepage di qualche secondo fa:



Sono riusciti a scambiare i NO con i SI, rendendo quindi contraddittori titolo e sottotitolo: Prodi battuto, vincono i SI.

20:44 Una buona ragione per sciogliere le Camere: l'ultima frase di Marini da seconda carica dello stato sarebbe "Togli quella bottiglia. Non stiamo mica all'osteria" (no, speriamo che questa legislatura non sia finita qui)

20:42
Torna l'audio, ecco l'annuncio. presenti 319, votanti 318, maggioranza 160, favorevoli 156, contrari 161, astenuti 1

20:39
Niente audio da nessuna parte, ma la notizia è questa: PRODI E' STATO BATTUTO IN SENATO, e dovrà quindi a breve salire da Napolitano

20:36
E' saltato l'audio proprio al momento cruciale... ma tanto Nullo già lo sa, il risultato ;-)

20:35
Si attende l'annuncio del risultato. dovrebbe averne presi, appunto, 156. 1 astenuto, e 159 NO.

20:34
Seconda chiama: Bordon vota SI, ma cambia poco. Fisichella NO!!! boato in aula. Pallaro ancora assente, come Pininfarina. Andreotti ancora assente too. ITS OVER

20:33
Barbato NO E' ormai finita anche matematicamente

20:31
Un'altra decina di minuti, e Prodi è fuori (per sempre, questa volta?) Andreotti assente

20:29
Certo che non essere neanche in grado di convincere un Turigliatto qualsiasi...

20:28
Per ora, dovrebbe essere 156 SI, un astenuto, 160 NO - TURIGLIATTO NO

20:26
Scalera astenuto (si sapeva, vale il no). Hanno chiamato Scalfaro, il peggior presidente della storia della Repubblica, che, dopo essersi fatto attendere, vota Si. Si sente urlare 'ARRENDETEVI'. Si sono già belli che arresi, im afraid... Selva NO - altro che si era dimesso

20:24
Rossi SI (sapeva). aspettiamo Turigliatto, ma ormai la suspence va davvero scemando

20:23
Pininfarina assente. Per ora nessuna assenza sospetta nel centro-destra. D'altra parte è ormai chiaro che l'UDC, eventualmente, punta ad entrare nel prossimo governo - molto più vantaggioso che salvare questo. Rame si, nonostante si fosse dimessa

20:20
Morando è andato a votare col giornale sotto il braccio. S'è proprio bevuto il cervello... e dire che prometteva così bene quando ancora pensava di poter cambiare i DS. Pallaro assente

20:19
Mastella NO. It's the end, my friend

20:18
Manzione SI, Mastella?

20:15
Senza Bordon e Fisichella (da aggiungere alle assenze di Pininfarina, Pallaro, Marini), la maggioranza scende a 159, ma con Cusumano e senza Bordon sono a 156. Ne mancano ben TRE. Levi Montalcini SI

20:13
Fisichella assente, ma ormai non dovrebbero farcela cmq

20:11
DINI NO, CIAO PRODI!

20:11
to watch out: Andreotti, Barbato, Mastella, Dini, Scalera, Turigliatto

20:10
Cusumano SI, D'Amico SI (ma erano entrambi, ormai, attesi)

20:09
Cossiga SI (vedremo Andreotti...)

20:08
Colombo E. (senatore a vita) SI

20:06
Ciampi SI

20:05
Bordon assente (se non prendono neanche quello di Bordon, non ce nè davvero più)

20:04
Binetti SI (aveva votato NO l'ultima volta)

20:02
il segretario annuncia i voti ad alta voce. Buttiglione NO

19:57
L'ultima mossa della Finocchiaro: rinfaccia a Mastella e Barbato di non avere le obiezioni politiche di Dini e Scalera. Basterà? Non credo. E infatti ora si sta appellando all'UDC per evitare le elezioni anticipate: quindi la strada è quella. Nuovo governo con l'appoggio dell'UDC. Ma davvero Casini avrebbe interesse a non andare a votare, con la valanga di voti che prenderebbe il centro-destra?

Si vota!

19:53
Schifani ha detto in aula quello che tutti già sapevano: un collaboratore di Cusumano, ieri, è stato assunto dal ministero dell'agricoltura. Per fortuna, c'è almeno un giovane pdino che si schifa. Ma chi pensa che l'abbia fatta, la marchetta? il PD ha avuto la possibilità di gestire questa crisi in maniera nuova e diversa, veltronianamente. Appunto.

19:46
Certo se la scelta di andare a tutti i costi al Senato dovesse costarci la riforma elettorale - e un landslide del cav, Prodi non avrebbe potuto fare disservizio maggiore. Ma siamo sicuri che Napolitano avrà la faccia tosta di cercare qualcuno che formi un nuovo governo.

19:37
Lezioncina d'inglese per Adinolfi: stranieri si dice 'foreigners', non 'strangers', che significa invece 'estranei'

19:35
Intanto il livebloggin è sempre più fashionable: JimMomo e anche il ladro di domini figlio di

19:33
Beh, qualcosina, in effetti, è successo. Nel frattempo i toni sono cambiati: tutti già parlano come se il governo fosse già caduto

19:23
interessante analisi di D'Onofrio in corso: Prodi sarebbe andato in Senato per negare al PD lo scenario che voleva: il governo di transizione per la legge elettorale.

19:20
Nullo's Back! E grazie ad Albi per avermi sostituito. Dichiarazioni di voto in corso; nulla è cambiato in queste tre ore: Dini, Scalera, Barbato, Mastella sembrano ancora orientati al no. Gli spiragli non sembrano esserci.

15:55 CUSUMANO VOTA SI! aula in subbuglio. siamo così a 157 per il governo: qualche assenza, oppure un altro voto conquistato, e il governo ce la potrebbe fare. seduta sospesa. Nullo's off

15:50 Cusumano parlerà per dieci minuti, buonanotte... Nullo, oltretutto, alle 4 deve lasciare per andare ad insegnare (l'utilitarismo prima, poi Hume). Quando torno alle 7, le cose dovrebbero essere un po' più chiare

15:46 Parla Cusumano: momento decisivo...

15:42 Anche col voto di Cusumano, il governo ha bisogno di 8 assenze, così che la maggioranza scenda ai 157 che avrebbe. Ecco otto possibili assenze: le già contate Pallaro, Pininfarina, Marini; più Fisichella. Più Turigliatto. Ne mancano altre tre: potrebbero essere un senatore dell'UDC più i due diniani; oppure Mastella e Barbato. Quindi qualche chance ancora c'è

15:34 L'argomento di Prodi per la fiducia potremmo definirlo hobbesiano: qualsiasi governo è meglio, per un paese, di non avere un governo; quindi il mio governo è meglio di non avere un governo. Insomma Prodi non ha una grande opinione del proprio governo, nè è pronto a difenderne i meriti e le qualità di fronte all'aula. Nel merito, è chiaro che la paralisi politica rende tale argomento insignificante: questo governo equivale a non averne uno.

Intanto Baccini annuncia il NO dell'UDC - ma ci saranno tutti, i loro senatori?

15:25 Fisichella ha invitato Prodi a rinunciare a chiedere la fiducia - lasciando intendere che, in quel caso, voterebbe NO; ma è stato abbastanza criptico; quindi non escluderei, almeno, la non partecipazione al voto

15:23 Se quindi Cusumano votasse SI, e Fisichella non partecipasse al voto (è il prossimo a parlare, Fisichella), la differenza sarebbe solo di due voti (anche se col pareggio Prodi va a casa)

15:20 Il discorso è già finito: brevissimo. Proprio alla fine, ha concesso di essere consapovele come anche la composizione del governo debba cambiare: una offerta a chiunque voglia un posticino, I guess... Intanto parla Rossi, che annuncia il SI

15:18 Adesso che Prodi ha disperatamente bisogno di rimanere in sella, vede emergenze da tutte le parti, che richiedono 'continuità di governo': passi la crisi economica internazionale. Ma Gaza, dai, Gaza... con che cazzo di coraggio può chiedere la fiducia con un argomento come Gaza!

15:15 Mastella, Scalera, Barbato, Dini, e Turigliatto continuano ad insistere che voteranno no. Cusumano - il terzo dell'udeur - potrebbe votare si. Fisichella aveva detto ripetutamente, ieri, che avrebbe votato no. Adesso non è più così chiaro, potrebbe assentarsi. La maggioranza scenderebbe a 159, ma staremmo sempre a 157 per il governo e 161 per l'opposizione

15:07 Numeri: 156 per il governo, 156 opposizione, tre assenti (Pallaro, Pininfarina, Marini), maggioranza 160. incerti: 3 udeur, 2 diniani, Fisichella, Turigliatto. Prodi ha cominciato a parlare, esprimendo solidarietà a Mastella

15:04 Seduta incominciata. Sta parlando Calderoli. Presiede Marini. Diretta qui e qui

15:01
Anche Nardi e Daw in diretta

14:58 Interessante interpretazione di JimMomo sul perchè Prodi abbia deciso di andare fino in fondo.

14:55 Tra pochi minuti Prodi dovrebbe parlare in Senato, ma non si voterà prima delle 20. Se il prodino ha deciso di andare fino in fondo, contro Napolitano, contro almeno una parte del PD, significa che ancora qualche speranzuccia ce l'ha.



permalink | inviato da nullo il 24/1/2008 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
Brown in recessione

Quale suprema ironia che dovrà essere proprio Gordon Brown, l’uomo che si è vantato di aver regalato al Regno il più lungo periodo di crescita economica, quarter upon quarter, dal 1701, a dover presiedere ad una crisi economica che sembra, ormai, inevitabile. Gli analisti – come si dice – hanno già smesso di discutere del ‘se’, e si interrogano solamente riguardo il ‘come’: sarà cioè vera e propria recessione (definita come almeno due trimestri consecutivi in negativo), o solo un significativo rallentamento (comunque traumatico per un paese che, solo tre anni fa, viaggiava vicino al 4% di crescita annua)?

Quale suprema ironia che lo sfacelo politico del governo Brown e del Labour (confermato da sondaggi che neanche la Clinton in New Hampshire) sia arrivato prima ancora di questa congiuntura che sarebbe invece bastata, da sola, ad affossare il migliore dei governi Blair. Tuttò cominciò con Northern Rock – e in crisi economica chi se lo compra, ‘sto catamarano di banca? Poi l’elezione del no, si, no, no, si, NO – e il bello è che allora i consigliori di Brown – nella fattispecie Ed Balls – avevano ragione: il rischio elettoralmente più grande – lo sapevano – era aspettare, perché sarebbe arrivata la crisi economica e allora addio Labour. Quindi, in sé, l’idea di improvvisare una elezione quando i sondaggi tiravano e prima che arrivasse la recessione non era per niente cattiva – ma l’hanno gestita da impiegati del Tesoro quali sono tuttora, invece che da mastini di Westminster. Bring back Blair, lo abbiamo sempre saputo, sarebbe stata la colonna sonora degli anni di Brown @number10. C’è stata poi – how can you forget it – la storia dei numeri di conto bancario di un cittadino su due persi come fossero il cellulare dell’ultima delle sgallettate binging on a Friday night. E infine, colpo di grazia, i finanziamenti illeciti alle campagne di Harman e Hain. Quindi la fine, per Brown, è arrivata molto prima di questa crisi economica; e, soprattutto, è stata il frutto, fresco, della propria, imperdonabile, ingenuità (parentesi sulle primarie in america: quando si dice che Obama non è pronto per la Presidenza, pensate che Brown è stato il numero due di Blair per dieci anni, e nonostante tutto non era pronto per Downing Street).

Quale suprema ironia: viene fuori che, alla fine, Brown al Tesoro ha fatto danni che, adesso, potrebbero costare caro al Regno in questo momento di difficoltà. La crisi economica, certo, non è colpa di Brown: quella è, soprattutto, il risultato di ciò che succede oltre oceano – a cominciare dai subprimes. Però Bush aveva pronta una risposta alla crisi che Brown non si può permettere: tagliare le tasse. E, badate bene, non è che Brown non può permettersi di tagliare le tasse per vecchio convincimento ideologico Labour – magara… Semplicemente, si è indebitato, in questi dieci anni al Tesoro, così tanto – e soprattutto contro aspettative di crescita che adesso, evidentemente, vanno riviste – da non poter rinunciare ad un penny di quelli che potranno essere scuciti al taxpayer. Non voglio sostenere che la risposta alla crisi economica migliore sia, necessariamente, tagliare le tasse: ma dovesse venir fuori che la strategia americana sia quella giusta, Brown non potrà farci un bel niente.

E non finisce qui: la mossa ad effetto di Brown nel Maggio 1997, appena insediatosi come Chancellor, fu quella di delegare alla Bank of England le decisioni sui tassi di interesse. Tante volte, in questi anni, si è parlato di quel momento come l’inizio della gloriosa corsa di Brown verso crescita, stabilità, inflazione sotto controllo, disoccupazione a livelli tecnici. Ma adesso, ovviamente, Brown si ritrova non solo senza la possibilità di tagliare le tasse, ma anche senza l’autorità di tagliare i tassi. Quello, certo, succederà lo stesso: ma Brown non potrà dire di aver preso neanche quest’unico provvedimento che, in questo momento, rappresenta the Kingdom’s last hope.

UPDATE: Ma guarda il mondo! Proprio mentre Nullo scriveva questo post, Peter Hain, Work and Pension Secretary (Ministro del Lavoro) si è dimesso, per la vicenda delle donazioni non registrate cui il post fa appunto riferimento. Poor Gordon, sempre più giù...




permalink | inviato da nullo il 24/1/2008 alle 13:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
la CRISI - livebloggin
Cadrà Prodi? Già stasera? Domani al Senato?


22:07
Nullo's off to the pub. A questo punto per stasera non se ne parla - ma c'è sempre domani mattina, come sostengono le già citate fonti. F., intanto, offre cinque possibili scenari per uscire dalla crisi.

21:50
Inter-Juve 0-0 alla fine del primo tempo. Inter in dieci per l'espulsione di Burdisso, a proposito di sudditanza psicologica. Questa giornata sembra davvero dedicata alla memoria del '98. La Juve frega l'Inter (Ceccarini, Iuliano, Ronaldo, do you remember?), D'Alema frega Prodi.

21:22
Beh, le 21 sono passate e Prodi è dato a cena, invece che sulla via del Quirinale. Quindi Nullo ha toppato... ma c'è tempo. Come mi ricordano le mie fonti molto vicine alla Presidenza del Consiglio, Prodi potrebbe benissimo aspettare domani mattina, visto che il voto al Senato è previsto per il pomeriggio. La notte permetterebbe di chiarire le eventuali ambiguità rimaste sulle chance al Senato. D'altra parte, però, alcuni suoi ministri descrivono un Prodi determinato ad andare in Senato. Forse ha sentito la puzza della trappola del PD. Una cosa è certa: se Prodi va in Senato e perde, un altro incarico se lo scorda. E renderebbe così più difficile anche l'opzione governo di transizione - mettendola quindi nel culo al PD, forgive my French

19:05
Nullo esce for a coffee con lei. E allora mi tocca anticipare l'headline, come i giornali di una volta: ALLE 21 PRODI SALE DA NAPOLITANO. we'll see...

18:57 Fini: "Oggi al 100% c'è la sicurezza che Romano Prodi darà le dimissioni". Se lo dice  Mr. Maipiùcolcav-allelezionicolcav, possiamo esserne certi!

18:39
Sono dovuto uscire a comprare il latte. Ironic, isn't it? Come uno possa partecipare ad una vicenda so far away senza muoversi di un centimetro, per poi essere costretto a sfidare le intemperie per un po' di latte. La fame caccia 'r lup, si dice dalle mie parti.

Anyway, scenario Nullo: hanno dato ad intendere a Prodi che se rinuncia al voto al Senato e lascia stasera, gli verrà affidato un nuovo incarico e ci sarà la possibilità di formare una nuova maggioranza. In realtà, quando Prodi andrà a cercare un'altra maggioranza, non la troverà. E il PD avrà avuto quello che voleva: essersi liberato di Prodi senza dover pagare il prezzo - elettoralmente molto alto - dell'umiliazione al Senato.

18:21 Io direi che adesso ci potremmo aspettare, nelle prossime ore, che Prodi faccia il tragitto da Montecitorio al Quirinale. Nel caso non fosse ancora del tutto a proprio agio con la topografia di Roma, possiamo consigliargli noi la strada: in macchina io direi che la cosa migliore sarebbe, probabilmente, farsi tutta via del Corso, poi su a sinistra, passando davanti all'insostituibile Tombolini, per poi girare ancora a sinistra prima di imboccare Via Nazionale. Altri tre, quattrocento metri, e sei sul piazzale

18:17
RISULTATO: VOTANTI 601,  MAGGIORANZA 301, SI 326, NO 275, Prodi ottiene la fiducia alla Camera

18:15
Quanto so' coglione! La seconda chiama è solo per quelli che non hanno votato la prima volta. Quindi vuol dire che Mele, prima, stava busy...

Bertinotti ha chiuso la votazione

18:10 Per Andrea: no, Prodi non è anche il mio Primo Ministro. Non tanto perchè non ho votato alle ultime politiche, ma perchè vivo in Scozia già da qualche anno. Il mio primo ministro, purtroppo, è Gordon Brown. "E allora perchè cazzo passi le giornate a commentare la politica italiana?" non sarebbe ora una domanda stupida. Beh, la vita è complicata...

Intanto, non sapevo ci fosse una seconda chiama per la fiducia alla Camera. E' appena cominciata - e hanno richiamato Mele (avrà resistito, tra un voto e l'altro, alla tentazione di scappare in bagno for a quick one?). Quindi non se ne parla prima delle sette...

18:02 pausa fisiologica: guai a Prodi se mi cade mentre sto sulla tazza del cesso! (intanto la conta è arrivata a Della Vedova - ci siamo quasi)

17:56 Se davvero Prodi dovesse ricevere un altro incarico da Napolitano, che maggioranza andrebbe a formare? Napolitano, probabilmente, non si accontenterebbe, come fece l'altra volta, di un solo voto in più - allora fu Follini. Quindi forse tutto l'UDC? Un altro Presidente del Consiglio potrebbe ricevere anche un sostegno più largo, ma se davvero toccherà di nuovo a Prodi, l'unica mi sembra l'UDC. E così la manovra vaticana sarà completa, diranno alcuni.

Una nota: aver messo un proprio uomo al Quirinale conta, altro se conta. Qui si rischia che alla fine, come nel '98, tutto vada secondo i piani di D'Alema.

17:47 Secondo i conti di Daw per il Senato, la maggioranza necessaria dovrebbe essere 160, viste le assenze di Pallaro, Pininfarina, e Marini. Ma il governo si fermerebbe a 156 nonostante i sei senatori a vita e D'Amico. Davvero dura: non rimane a Prodi che sperare di convincere qualche NO a non partecipare. Ma penso che ormai al voto di domani non ci arriveremo.
Previsione di Nullo: Prodi sale al Colle dopo l'annuncio di aver ricevuto la fiducia dalla Camera

17:44 E naturalmente anche Daw è in diretta - mentre la conta alla Camera è alla V. Il risultato dovrebbe quindi arrivare intorno alle 18:20, direi...

17:40 Liveblogging anche da Walter

17:35
Il governo intanto avrebbe lasciato l'aula per l'ennesima riunione (Rep). E' possible che questa sia quella della svolta, anche se certo Prodi aspetterebbe cmq l'annuncio della vittoria alla Camera prima di salire al Colle. La chiamata in aula, in tanto, è arrivata alla S (avendo cominciato dalla L di La Malfa)

17:30
porco dio è finito il latte!

17:25 Hanno appena chiamato Mele - quel Mele! E allora pausa tea

17:20 Come non riportare le dichiarazioni di Bossi? "O andiamo al voto o c'è la rivoluzione. Troveremo le armi". Questo è il Bossi che, tanto tempo fa, conquistò il cuore quattordicenne (e post-comunista) di Nullo! Eh si, caro Abr, anche Nullo è stato, brevemente, un simpatizzante della Lega ;-)

17:16
Cominciata la chiamata nominale al voto. Siccome sono in seicento, ci vorrà un po'...

17:13 Intanto il rappresentante di Sinistra Critica alla Camera (Cannavò) annuncia voto negativo sia alla Camera che al Senato. Quindi Turigliatto voterà NO!

17:08
Mentre secondo Corriere.it il governo avrebbe recuperato al Senato almeno uno dei tre 'diniani', D'Amico, fonti molto vicine alla presidenza del consiglio, confermate proprio dal Corriere, suggeriscono che l'obiettivo di Prodi sia ora riottenere l'incarico; e sarebbe proprio per questo che potrebbe rinunciare al passaggio del Senato. Finito intanto l'intervento di Soro alla Camera

17:00 Due sembrano le alternative rimaste a Prodi, dopo i no di Fisichella e Dini: rimettere il mandato già questa sera, come sembra avergli chiesto Napolitano su indicazione del PD; oppure andare cmq al voto al Senato domani pomeriggio, cercando un colpo di spugna che ormai sembra molto difficile. Intanto alla Camera è cominciato, tra gli schiamazzi, l'intervento di Soro, capogruppo del PD; che attacca subito il cav: la campagna elettorale è già ricominciata (era mai finita?)

16:55 In corso le dichiarazioni di voto per la fiducia alla Camera. Il voto, nominale, dovrebbe avere inizio tra poco. Diretta video qui oppure qui. Sta parlando Elio Vito, con il cav. seduto subito alla sua destra.



permalink | inviato da nullo il 23/1/2008 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
i numeri al Senato senza Mastella

I Senatori sono 322 (la maggioranza è quindi 162), così suddivisi:

Gruppi Maggioranza: 139

Gruppo Misto: 31

Gruppi Opposizione: 152




Gr. Misto maggioranza:


Gr. Misto opposizione:

IdV: 3+1 (Rame)


LaDestra: 3

Socialisti: 3


De Gregorio

Bordon&Manzione



Pallaro



Fuda



Rossi



Tot: 151


Tot: 156


Gruppo Misto altri:



Diniani: 3



Udeur: 3



Fisichella



Turigliatto



Senatori a vita: 7



Scenario con i senatori a vita che non partecipano
: maggioranza 158; Unione (anche con l'appoggio dei Diniani e di Fisichella) 155; gli altri tre voti dove li prenderebbe? Turigliatto ha già detto di no, ma potrebbe essere forse convinto a non partecipare. Servirebbero cmq altre tre assenze in Senato, tutte tra le fila dell'opposizione, così che la maggioranza necessaria scenda a 155. E anche se Turigliatto votasse col governo, dovrebbero cmq registrarsi tre assenze nell'opposizione perchè il governo sopravviva. Insomma servono i senatori a vita!

Scenario con i senatori a vita che partecipano
: Pininfarina non ci sarebbe cmq per motivi di salute; quindi per la maggioranza servirebbero 161 voti. Scalfaro, Ciampi, Colombo, Montalcini sosterrebbero, immaginiamo, il governo, che sarebbe quindi, con anche i Diniani e Fisichella, a 159. Servirebbero quindi due tra Turigliatto, Andreotti e Cossiga per sopravvivere. Oppure due di questi tre non dovrebbero partecipare e l'altro dovrebbe votare col governo. Altrimenti dovrebbero registrarsi ben quattro assenze tra le fila dell'opposizione.

Quindi, anche col sostengo dei Diniani e di Fisichella, che non è assolutamente garantito, la strada al Senato è molto tortuosa. Ma, e questa è forse la ragione per il disperato temporeggiamento di Prodi, non impossibile.

UPDATE: leggendo A Conservative Mind mi sono reso conto di essermi dimenticato di escludere il Presidente Marini; quindi, ai calcoli di sopra, va tolto un voto al governo, ma la maggioranza richiesta rimane la stessa in entrambi gli scenari proposti



permalink | inviato da nullo il 22/1/2008 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
LA CADUTA (del governo) - LIVEBLOGGIN
Il governo Prodi cadrà già stasera?
No, ci toccherà aspettare domani mattina. Diretta dalla Camera a cominciare dalle nove.
Non se ne parla neanche per oggi, im afraid...


11:00
'giorno. non vale la pena di proseguire questo livebloggin, perchè andrà per le lunghe: il voto di fiducia alla Camera sarà domani, mercoledi 23, alle 17. E poi forse si andrà anche in Senato. Prodi avrebbe fatto un favore alle chance elettorali del centro-sinistra chiudendo, dignitosamente, ieri sera. Se non l'ha fatto, vuol dire che, o davvero ancora pensano di tirar fuori qualche senatore dal cappello, o avevano bisogno di ancora un paio di nottate per svuotare i forzieri ;-)

00:23
Qual'è lo scenario che preferirebbe Nullo? Prodi a casa domani, governo pd-cav che fa una legge elettorale maggioritaria pura (seee, magara... diciamo la legge più maggioritaria possibile, ecco), e che regge abbastanza perchè il pd non arrivi alle elezioni sgangherato. Veltroni non lo voterò mai, ma certo non posso augurarmi un altro governo berlusconi.

Beh, vabbè, per stasera basta. Il governo non è caduto, ma forse domani, chissà.

00:19
A destra, nel frattempo, tutti in preda alla scaramanzia

00:12
Che scenario preferiscono i vari partiti? il PD ha disperatamente bisogno di tempo; è un quasi-partito troppo giovane per una tornata elettorale. Il cav. chiede le elezioni, ma sarebbe in realtà pronto ad aspettare - c'è sempre il referendum. Per un governo di transizione, sembrano esserci solo l'UDC e Dini. Per tutti gli altri, per motivi diversi, forse il massimo sarebbe rivotare con questa legge elettorale, prima che PD-cav, o il referendum, li mettano al muro.

23:40
Nullo è stato un'ora e mezza al telefono con lui. ma, nel frattempo, non è successo niente. la situazione, mi sembra di capire, dovrebbe essere questa: domani Prodi va alla Camera, chiede la fiducia, e vede come vota l'Udeur. Se, come dalle attese, l'Udeur non gli dà la fiducia, allora Prodi dovrebbe salire al Colle già domani nonostante i numeri alla Camera ci sono indipendentemente dall'Udeur - perchè non varrebbe la pena di essere umiliati al Senato. se, per qualche curioso miracolo notturno cui questa maggioranza ci ha abituato, l'Udeur dovesse dare la fiducia, allora si andrà avanti.

Perchè Prodi non si è dimesso direttamente stasera, se già sa che Mastella non gli darà la fiducia? Due possibilità: pensano di poter fare a Mastella 'un offerta che non potrà rifiutare'. Oppure sono rassegnati alla crisi, ma avevano bisogno di qualche ora in più per sistemare le faccende urgenti - quali che esse siano.

22:15
(Nullo sta busy su Skype)

22:02
Mastella: "Prodi sbaglia a non salire al Quirinale". Il bello è che, naturalmente, il porco ha ragione. Prodi ci avrebbe fatto una figura molto, molto migliore a chiudere stasera. ma avranno bisogno di tempo per qualche affaruccio dell'ultimo minuto, si dirà...

21:56
Un po' presto per il totopremier? Dini non credo - si è esposto troppo. Marini forse, ma il centro-destra, probabilmente, preferirebbe un'altra soluzione. Casini proverà ad offrire, come al solito, i voti dell'UDC per la poltrona; e come al solito non l'avrà. quindi rimane Amato, direi.

21:50
i numeri alla Camera sono tali che Prodi sopravviverebbe un voto di fiducia anche senza l'UDEUR e qualche altro fuoriuscito. ma andare alla Camera sapendo che poi, al Senato, non ci sono i numeri, sarebbe una mossa patetica - motivata, immaginiamo, dalla disperata necessità di guadagnare tempo. Certo Prodi farebbe una pessima figura, e ci deve essere una buona ragione se sono disposti a sottoporsi a tale&tanto imbarazzo

21:39
vado a farmi un tea

21:34
Dando per scontato che Napolitano farà ciò che più fa comodo al PD, di elezioni non se ne parla. Governo tecnico (più che di coalizione) per la legge elettorale (o per arrivare al referendum); oppure, ma non vedo bene come, Prodi che riceve il sostegno di qualcuno (UDC?) per arrivare al voto in tempi accettabili per il PD. Ma per evitare il tutti contro tutti ci vorrà tanto, ma tanto lavoro sporco

21:24
Soro, capogruppo PD a Montecitorio, annuncia che domani Prodi andrà alla Camera. Mi sa che allora per stasera non se ne parla

21:19
JimMomo ha già pronta la data per le elezioni: 18 maggio. Mah, mi sembra prestino...

21:05
Vi ricordate come Prodi, proprio dieci anni fa, arrivò al voto che lo sfiduciò avendo fatto male i conti, e pensando di farcela? Lo scenario peggiore, oggi, per il prodino, sarebbe proprio arrivare spavaldamente a mercoledì per poi perdere in aula

21:00
La frittata non è riuscita benissimo... intanto la linea della Sinistra, nelle parole di Giordano, è per arrivare cmq al voto di mercoledì

20: 52
la tentazione dietrologica di Nullo - mentre la frittata è già in padella - è la seguente: il giudice che ha dato a Mastella la scusa per uscire era a pochi giorni dalla pensione. Strumento spendibile di qualcuno che, a sinistra, voleva far cascare il governo? Chi?

20:40
quattro uova dovrebbero bastare

20:30
Anche quello sporco veltroniano ;-) di F. è in livebloggin. Chisà cosa si augurano, quelli del PD? Certo forse questa crisi è arrivata un po' troppo presto

20:27
Vertice in corso a Palazzo Chigi (dice Rep.) A questo punto trovare i numeri per mercoledì sarà dura; e sarebbe certo meglio, per Prodi, salvarsi l'imbarazzo della sconfitta in aula e chiudere stasera

20:23
Ora Nullo prepara una frittatina... chissà se Prodi sarà ancora lì quando mi siederò a mangiarla



permalink | inviato da nullo il 21/1/2008 alle 20:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Non ci resta che Edwards
Nullo si ritrova costretto ad augurarsi che quel pachiderma di John 'bellicapelli' Edwards - così poco credibile da non essere riuscito ad aggiudicarsi neanche il sostegno di quell'altra cima che lo aveva scelto per la vice-presidenza last time around - duri il più a lungo possibile. La candidatura di Edwards, ovviamente, è defunta già da un paio di settimane, perchè l'avvocatucolo ingelatinato non ha più niente da chiedere a queste primarie: non può vincere; nè augurarsi di essere scelto per la vice-presidenza, again (neanche Obama sarebbe così stupido!); nè pensare di accumulare visibilità e consensi per la prossima volta: l'America gli aveva già detto cosa pensava di lui - non molto - quattro anni fa; c'ha riprovato, ed è andata addirittura peggio. It's over. Edwards potrebbe, al massimo, aspirare ad un piccolo posticino di periferia nella prossima amministrazione democratica - ma per quello farebbe forse meglio a gettare la spugna per poi fare una bella sleccatina di endorsement. Ma, visto come si è comportato sin qui, non potrebbe che scegliere Obama - solo che Obama difficilmente vincerà, e quindi ad Edwards rimane davvero poco in cui sperare. Oppure no?

Infatti Nullo, e con lui tutti i sostenitori di Hillary, farebbero bene ad augurarsi che Edwards resti a galla il più a lungo possibile: perchè la stragrande maggioranza dei voti dell'appiccicoso ex-Senator del North Carolina andrebbero, inevitabilmente, ad Obama. Cosa, a dirla tutta, ovvia quanto buffa: perchè sebbene Edwards abbia da tempo occupato lo spazio politico della sinistra più tradizionale (e conservatrice), il mistero - tutto americano - è la percezione di Obama come più a sinistra di Hillary. Obama è, after all, quello che va dicendo, spudoratamente, di voler dialogare con i Repubblicani. Quello che non si vergogna di citare Reagan. Quello che ha scelto i toni e la retorica spirituale del più classico dei preacher neri (gli manca solo la tradizionale anger). Praticamente un democristiano. Eppure Obama è riuscito a passare HRC a sinistra, grazie soprattutto a due elementi: l'essere stato all'asilo mentre gli altri votavano sull'Iraq; e il fatto che, per definizione, chiunque corra contro Hillary finisca per essere considerato anti-establishment. Insomma, per meriti neanche troppo suoi, Obama si è ritrovato a sinistra di Hillary tra i democratici, senza neanche dover sacrificare il proprio seguito tra gli indipendenti.

E così l'elettorato di Edwards finirebbe, massicciamente, per votare Obama. E la differenza è determinante, come si è visto in Nevada: i voti di Edwards hanno ammontato, praticamente, alla differenza tra HRC ed Obama. Ed è proprio la presenza di Edwards che tiene Hillary ancora in lizza per la South Carolina. E' allora possibile ipotizzare che 'bellicapelli' abbia fatto un accordo sottobanco con HRC? Io rimango fin dopo la Florida, consegnandoti stati che, altrimenti, rischieresti di perdere? Maybe, anche perchè, dopo l'imbarazzante dibattito del New Hampshire - durante il quale Edwards e Obama si coalizzarono, come due bulletti qualsiasi, contro l'altro sesso - la gang sembra essersi sciolta. Se il prezzo da pagare per la prima donna in cima al mondo è John Edwards Secretary of Labor, prego, bellicapelli, accomodati.



permalink | inviato da nullo il 21/1/2008 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
lezioni di democrazia (per europei di poca fede)
Proprio quando avevo cominciato, prematuramente, a dubitare dell'americano medio, ho ricevuto una lezione per la quale rimarro' grato, a lungo. Per alcuni giorni mi era sembrato di essere solo, come un cane, nell'apprezzare la prestazione della Rodham Clinton al dibattito elettorale che ha preceduto il voto in New Hampshire: la pazienza con la quale aveva spiegato cio' che era riuscita a fare da Senator; il coraggio con il quale aveva alzato la voce contro tre uomini (piu' due moderatori, anche loro, inevitabilmente, maschi). Ma anche l'attacco, frontale, al 'likeable' Obama: last time around, ha ricordato Hillary all'america, abbiamo eletto a likeable guy: look what happened. Hillary si era battuta, donna in un'arena per soli uomini. Aveva resistito alla tentazione di servirsi della disgustosa retorica di Edwards, o di confrontarsi con Obama sul campo infido dell'enfasi. She stuck to her guns: la versione presidenziale di Emma Bonino. Fatti, uno dopo l'altro, snocciolati con il quieto realismo dell'amministratore. Tanto che alla fine Obama e' stato costretto a rompere l'incatesimo: si e' accorto che non bastava piu' lasciare che le parole mostrassero la priopria forza. Era necessario dichiararla, la forza delle parole. Ma una volta detto, the power of words si e' sciolto, neve vecchia di una settimana al primo sole di gennaio. Obama - in quel dibattito durante il quale Richardson ha continuato, disperatamente, a ricordare la sua esperienza da Energy Secretary - non ha detto niente, niente di niente.

Cosi' che Nullo, quella notte, era andato a dormire tranquillo: avra' perso l'Iowa, ma Hillary aveva finalmente dimostrato di che pasta e' fatta, costringendo oltretutto i due teenagers a mostrarsi per quello che sono, acerbi. Ed invece, il giorno dopo, l'incantesimo non si era spezzato: l'america sembrava infatuata, inevitabilmente presa dal giovane negro with a vision - in a word, obamanic. Tutti, on either side of the wee pond, a decantare, senza vergogna, "L'Obama Nostro" e "L'Ave Obama". E quanto era stato bravo a non reagire alle provocazioni di Hillary; e come parla bene; e adesso ha anche Edwards e tutto l'elettorato di Edwards dalla sua parte; insomma, ce ne fosse uno che azzardava HRC come vincitrice del dibattito (in realta' Nullo altri due, dopo tanto peregrinare, li aveva trovati). Sembrava di aver assistito ad un altro dibattito; e forse in effetti Nullo quella notte non era rimasto alzato ad aspattare che cambiasse il mondo; ma se lo era semplicemente sognato, il mondo salvato da una donna gia' in la' con gli anni.

Tanto e' vero che praticamente tutti i sondaggi e focus groups post-dibattito sembravano dar torto alle impressioni di Nullo. Nei polls running up to NH, il vantaggio di Obama era arrivato, anche, al 13%. Cosi' anche Nullo, neointenditore (grazie Fran, il libro e' una perla, anzi tante) di politica americana, ci era cascato, dietro ai pollsters (nonostante fossimo stati avvertiti sulla poca attendibilita' dei sondaggi pre-NH) e al MSMedia che era stato al gioco, promuovendo il nuovo. A dar retta a giornalisti e sondaggisti, Obama non avrebbe solamente vinto; avrebbe umiliato la Clinton costringendola a considerare il futuro della propria campagna presidenziale. E alla fine anche noi, neointenditori, neofemministi, non osavamo sperare, alla vigilia, in molto di piu' che una, onorevole, sconfitta - 5%.

Ci siamo quindi imbarcati sul volo che ci avrebbe riportato in Scozia (e a 37mila piedi, tra un cheap whisky e l'altro, abbiamo trovato anche il tempo di scrivere questa dichiarazione d'amore di voto per Hillary Rodham) consapevoli del fatto che al mondo era stata offerta la possibilita'di emanciparsi da se stesso; ma timorosi che quello stesso mondo, rappresentato, nella fattispecie, da quattro contadini del New Hampshire, avrebbe risposto che no; che non era ancora pronto; che the woman's place is in the kitchen, come un Buttiglione qualsiasi. Ed invece, come nella miglior tradizione democratica, surprise. Hillary non solo non viene umiliata; Hillary non solo fa meglio che in Iowa; Hillary non solo fa meglio delle previsioni di tutti i sondaggi (vi risparmio il 'non solo fa meglio di Edwards'); Hillary Rodham vince, con tre punti di scarto. E adesso sentiteli che si riempiono la bocca delle lacrime da femminuccia; accusandola, velatamente, di averle pensate, quelle lacrime, come ultima, disperata risorsa elettorale. Se quelle lacrime furono artefatto, allora e' una bugiarda brutta senz'anima che si e' presa gioco dell'america. E anche fossero state autentiche, dimostrano che Hillary non e' in grado di vincere con gli argomenti; ha bisogno, anche lei, di parlare al cuore - pazzo - dell'america. Stanno provando a sopravvalutare le lacrime cosi' da nascondere i propri errori di analisi (e fors'anche il proprio bias). Avete fatto male i conti. Avete sopravvalutato l'Iowa e sottovalutato l'elettore americano. Sapevate quanto poco attendibili fossero dei sondaggi fatti in pochissimi giorni mentre il pubblico e' bombardato dall'incessante copertura mediatica; avete scelto di far finta di niente, cavalcando un onda anomala che, a dirla tutta, non faceva neanche tanto onore all'america (ah, e non venite a raccontarmi che i sondaggi hanno azzeccato tutto tranne Hillary ed Obama - che il resto era gia' bello che previsto da prima dell'Iowa; l'unico shift consistente nei sondaggi del dopo Iowa era stato, appunto, Hillary-Obama).

Adesso che Hillary ha rotto l'incantesimo (vero o presunto che fosse), Obama dovra' tirar fuori gli argomenti. Ne trovasse qualcuno, ci sara' da divertirsi. Altrimenti sara' costretto a mendicare gli elettori di Edwards per evitare di essere fagocitato.

P.S. Sui repubblicani dico solo questo: Ronald Reagan compi' settant'anni poche settimane dopo essersi insediato alla Casa Bianca. E a settant'anni nel 1981 si era molto, ma molto piu' vecchi di quanto si sia oggi a settantadue. Don't be afraid, John McCain (life expectancy for a white male in the US, in 1981, was 70.8; in 2004 it was, already, 75.7; more to the point when considering John McCain: the life expectancy of a white american male of 70 was, in 2004, 13.7 years - so John can easily look forward to a double-mandate).



permalink | inviato da nullo il 10/1/2008 alle 12:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
L'Iraq di Obama

Dall’intervista di Maurizio Molinari a David Axelrod, lo stratega di Obama (a p.9 de La Stampa di oggi):

Ma in realtà le violenze stanno diminuendo, proprio grazie ai rinforzi che non volevate. Sull'Iraq avete sbagliato?
«Si parla molto della diminuzione delle violenza ma in realtà ciò che conta sono i progressi politici e sono finora limitati. Dobbiamo accelerarli facendo sapere che non resteremo lì a lungo. Devono essere gli iracheni gestire politicamente il loro Paese».

Dal maggio 2003 fino a pochi mesi fa, agli occhi di molti non contava niente l’aver liberato l’Iraq da Saddam, contribuendo ad avviarlo verso una qualche specie di democratizzazione. Si diceva a sinistra che, di fronte a tanta violenza, i progressi politici non erano significativi. Insomma un Iraq libero ma più pericoloso non era un risultato; meglio allora Saddam, che – semplificando – sarà stato pure uno spietato dittatore, ma almeno garantiva una certa sicurezza e stabilità (lasciamo ovviamente perdere sui meriti di questa tesi). Adesso, invece, che la diminuzione della violenza è tale da non poter essere negata, stabilità e sicurezza non contano più un cazzo; contano solo i “progressi politici”.




permalink | inviato da nullo il 8/1/2008 alle 16:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
La democrazia, che spettacolo!

Nullo si sta, lentamente, riprendendo: non si capisce bene se dalla batosta dei quasi nove punti di scarto, oppure dal meraviglioso mondo dei caucuses e dei caucus-goers, dove si vota, quando va bene, per alzata di mano; altrimenti, semplicemente, a chi strilla più forte. No, seriamente: se non avete visto un caucus precint, allora non avete ancora visto la forza dirompente, approssimativa, banale, della democrazia. Uomini e donne di una certa età ed una certa massa corporea che, affannosamente e confusamente, si distribuiscono ai vari angoli di una palestra di provincia: discutendo più del vicinato che dei candidati alla presidenza.

Il caucus che ha visto Nullo è andato, più o meno, così: quasi quattrocento persone hanno affollato uno stanzone che poteva appartenere solamente ad una scuola. Un omone semplice e matter-of-fact ha spiegato loro, brevemente e senza darsi manco un'aria che fosse una, che cosa sarebbe successo, per poi essere sconfitto da una donna nell'elezione per il moderatore di quel precint. Quando l'urlo per l'altra è stato chiaramente più forte di quello in suo favore, si è fatto da parte con un 'I lose' che, da solo, meriterebbe la presidenza. Insediatasi la donna, i sostenitori dei vari candidati si sono distribuiti per lo stanzone: Obama in un angolo, Hillary in un altro; Edwards giù in fondo; Richardson vicino la porta; Biden dietro quella colonna; gli altri, 'hang out in the middle'. Nullo non sapeva cosa pensare: l'america lo stava prendendo per i fondelli in diretta televisiva? Ma vi sembra la maniera di decidere il futuro del mondo, questa? Ma vogliamo scherzare? Oppure, più semplicemente, se rimanere estasiato da tanta semplicità; la conctretezza dei contadini del midwest che non avranno capito l'evoluzione per selezione naturale, ma sanno come fare le cose, come non perdersi in domande retoriche.

E' stato subito chiaro che Obama, Hillary ed Edwards avrebbero avuto, tranquillamente, più del 15% richiesto per partecipare alla spartizione dei delegati. Mentre il gruppo di Richardson non era troppo lontano dalle fatidiche cinquantasei persone necessarie. E' a quel punto che questa donna troppo grassa per prenderla in giro si è avvicinata, educatamente ma senza vergogna, al campo di Joe Biden: venite da noi, così riusciamo forse a raggiungere la soglia. Dateci una mano: uno scambio di vedute sui rispettivi meriti di Biden e Richardson, ed una certa complicità nel non essersi fatti abbindolare dai tre front-runners; e così la donna è potuta tornare giù in fondo, vicino la porta, con qualche amico in più. Nessuno sbraitava, nessuno supplicava, e grazie a dio non c'era traccia nemmeno della retorica strappalacrime di cui si sono riempiti la bocca Edwards e Obama. Nel paese dello sfrenato sviluppo tecnologico e dello sfacciato ottimismo, una manifestazione di disarmante semplicità. Se non fosse stato per la prontezza con cui sono usciti i risultati (si è cominciato alle sette e alle nove vincitori e vinti erano già dichiarati - hai capito, Ministero dell'Interno della Repubblica Italiana???), in Iowa ieri sera sarebbe potuto essere, tranquillamente, l'ottocento.

Alla fine, il precint cui ho assistito ha ricalcato il resto dello stato dell'Iowa: Obama primo by a long shot; Edwards secondo, Hillary terza, Richardson quarto; gli altri, non pervenuti. Insomma 'na botta, per Hillary Rodham (e per Nullo), di proporzioni non indifferenti. E non tanto perchè ha vinto Obama; non tanto perchè è arrivata terza; ma per la significativa differenza nei numeri, enfatizzata dal fatto che, per gran parte della serata, era sembrata una serratissima corsa a tre. No, Obama ha vinto; Hillary ha perso; e, in fin dei conti, ha perso pure Edwards: certo bellicapelli ha da essere soddisfatto ed orgoglioso per aver fatto meglio della Clinton; eppure non si capisce bene, ora, come possa fare a diventare presidente: anche facesse ancora bene in NH; anche prendesse la South Carolina, Edwards non ha una chance in the world (se mai l'abbia avuta). Eppure, va bene, benissimo così: con questo risultato, quest'edificante spettacolo che solo l'ingenuità americana avrebbe potuto produrre va avanti. Avesse vinto la nostra cara Hillary Rodham, questa mattina tutto sarebbe già finito: la Clinton avrebbe preso a mani basse anche il NH, e poi da lì sarebbe stata inarrestabile, tra Bill, Mark Penn, e una borsa senza fondo. Invece così sarà una gran bella sfida tra la prima femmina e il primo negro: l'America si riscopre, si rimette in discussione, e continua, sfacciatamente, ad impartirci lezioni. Dovesse anche Obama prendere il New Hampshire, sarebbe ancora tutta da giorcarsi. Avanti così, the show must, REALLY, go on, for the sake of everybody, and in loving memory of Benazir Bhutto.

Oltretutto, partigianamente, il discorso del vincitore Obama mi fa sperare che il ragazzo non possa durare: due i punti deboli evidenti anche a mia sorella. Ha salutato la moglie come fosse l'ultimo ragazzotto inner city arrivato nel selvaggio circo della Nba: "Give it up for... Michelle!". Sopratutto, però, in una serata durante la quale ogni sua parola veniva salutata da una ovazione sempre più rumorosa, un solo richiamo è precipitato nel completo silenzio della sala: Democrats and Republicans, together. Insomma Obama deve stare, molto, attento alla retorica del 'tutti insieme, appassionatamente'. La spudorata ingenuità dell'ottimismo, in America, non è ancora riuscita a soppiantare, definitivamente, l'etica protestante del lavoro. Per cui è meglio che Obama non la faccia, troppo, semplice; altrimenti sono cazzi (potrei anche dirvi che il discorso di Obama è stato 'vuoto', ma mi risparmio questo insulto alla vostra intelligenza).

Ah, si, poi in Iowa hanno votato anche i Repubblicani: ha vinto chuckabee, distanziando anche lui Romney di nove punti. Per il terzo posto sono ancora in lizza Thompson e McCain (il dato repubblicano è ancora incompleto: 96% dei voti sono stati conteggiati). Quinto Ron Paul, con un grandioso risultato in doppia cifra. Addirittura sesto, con solo quattromila voti, Rudy Giuliani: non era il suo stato, però certo un risultato così modesto è imbarazzante per uno che rimane comunque la personalità più conosciuta a livello nazionale tra i Repubblicani. Prospettive? Giuliani non è fuori, ma per quanto può continuare, con risultati del genere, a rimandare alla Florida? Secondo me deve già dare un segnale in NH: non può arrivare, per esempio, ancora sesto. Chuckabee ha vinto, ma ciò non cambia le, sue, chance: non sarà il nominato. Cambia invece le possibilità di Romney e McCain: il primo farà adesso grande fatica a strappare il NH al secondo; non dovesse farcela, sarebbe fuori. E sarebbe proprio McCain il nuovo, incredibile, favorito di questa, incredibile, corsa a sei (Thompson ha fatto abbastanza per rimanere dentro per un po'). E McCain, guarda un po', è anche il Repubblicano che fa meglio, nei sondaggi, contro i democratici. E' quindi possibile che ieri la vittoria di Obama sia stata una sconfitta per i democratici: ma non per colpa sua, bensì di chuckabee. Ironic, that: il peggior repubblicano (e quindi il migliore per i dems) vince, e così facendo inguaia, potenzialmente, le prospettive democratiche per novembre - favorendo McCain.




permalink | inviato da nullo il 4/1/2008 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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