Blog: http://nullo.ilcannocchiale.it

Walter Veltroni: il 'neo'

Se Walter lo avesse fatto apposta, a programmare la propria inaugurazione (che inevitabilmente fa rima con incoronazione) per lo stesso giorno in cui Blair lascia Downing Street, si sarebbe guadagnato, per la prima volta, l'approvazione di Nullo. Perche' certo Walter Veltroni, figliol prodigo ultracinquantenne, brutto da dar fastidio, non puo' fare molto meglio che prendere ispirazione, idee, linguaggio, e coraggio, dal miglior leader politico del nostro tempo. Infatti, ora che ci penso, se Veltroni ingaggiasse lo staff di Blair, potrei anche scendere in Italia a piedi per stringergli la mano (per poi bruciarmela, che l'ammoniaca non basterebbe). In effetti, dovendo vivere di sogni, perchè non sperare direttamente che Veltroni si faccia da parte, lasciando la guida del pd a Tony (come da tempo suggerisce l'amico Hari Seldon). Insomma, e' un peccato che Veltroni non abbia la stoffa, altrimenti, negli anni a venire, ci sarebbe da divertirci. Eppure le stoffe, da quando mondo e' mondo, o perlomeno da quando stoffa e' stoffa, non si trovano in natura, ne' vi arrivano, impiastricciate di sangue, attraverso le gambe allargate di donna. E così forse vale la pena di dare qualche suggerimento taglio&cucito al neo (in realtà, in materia di nicknames politicamente intelligenti e per questo divertenti per il nuovo leader del pd, mi piace Sua Bontà (hat tip: Jimmomo): ottima sintesi degli atteggiamenti regali (ma si, sbilanciamoci, imperiali!) di Walter da sindaco di Roma, buonismo populista "pozzo in burundi" incluso. Ma siccome Nullo non si occupa di politica intelligente, non può resistere alla tentazione di far riferimento al neo-leader del pd attraverso la sua caratteristica più distintiva: appunto, i nei. In effetti peccato che non siamo in Ucraina, che così almeno avremmo le risorse naturali, i culi delle donne non sarebbero così bassi, e i leader politici potrebbero prendersela con kgb per la propria faccia butterata. Caro neo, l'universo dei brutti ti capisce: se vuoi la cittadinanza ucraina, mi occupo io della procedura veloce al ministero, e così finalmente ti togli dai coglioni).

Ora però basta: prendere in giro in neo sta diventando troppo commerciale, e per questo Nullo si occuperà di raccontargli cosa dovrebbe fare per cucirsi la stoffa del leader (e poi nascondercisi dietro nella speranza che sia abbastanza scura da coprire i nei). Dovesse il lettore ritenere uno spreco di tempo leggere qualche riflessione politica sul neo, prendesse ciò che segue come un omaggio a Tony Blair, che ieri ci ha lasciati. La prima cosa che deve fare, il neo, è ciò che Blair fece tra il 1994 e la trionfale elezione del '97: una manovra di alleggerimento per disimpegnarsi dalle paludi storiche da cui il gioiello, incredibilmente (sia ringraziato dio (leggi natural selection)), emerse. Blair, in quei tre anni (ed anche a Veltroni verranno concessi, almeno, due anni), si mise nella posizione di poter, una volta al governo, scatenare il proprio scellerato - e per questo rivoluzionario nell'unico senso sopravvissuto al novecento, quello riformista - attivismo politico. Veltroni, così come Blair, dovrà fare scempio della storia dei partiti che lo hanno generato, sostenuto, e infine votato: questo, Blair ha dimostrato, non significa fare scempio dei propri ideali, ma certo necessita un massacro dell'ideologia.

In termini politici: Blair si è pagato il più grande sforzo in investimenti pubblici e servizi dell'era moderna andando a letto (e qualche volta offrendo anche il deretano) col capitalismo più infame: lo stesso capitalismo alle feste del quale diliberto, se avvesse i coglioni, si farebbe esplodere. Una manovra del genere è, per la sinistra, ideologicamente inaccettabile: criminale, e, appunto, pure un po' puttana (la sinistra, se non l'aveste ancora capito, è più patriarcale di Abramo). Ma, questo è stato il progetto 'terzo' di Blair (e di quel ruffiano di Giddens): dimostrare che gli ideali di sinistra possono sopravvivere all'olocausto della nostra ideologia (eviterò di parlare di marxismo altrimenti mi si complicano le analogie: ma è chiaro che il marxismo, in quanto mezzo, non corrisponde ai nostri ideali; che sono, per definizione, fini).

Quindi la prima manovra nel successo riformista che è stato il blairismo fu quella di disimpegno ideologico (se tale disimpegno abbia coinciso con la salvaguardia dei nostri ideali di sinistra - se cioè il progetto della 'terza via' sia riuscito - è una domanda difficile: la cui risposta, poco interessante perchè vera, è: non completamente). A questa manovra corrisponde, naturalmente, un riposizionamento elettorale: e tale accentramento è chiaramente nelle intenzioni del neo. Da questo punto di vista, la sfida di Blair fu chiara quanto senza precendenti: parlare al paese tutto. Avere la spudorata ambizione di fare gli interessi di tutti, e quindi di chiedere il voto di tutti. E' questo il senso dello spostamento al centro di cui tutti hanno accusato il Labour. Ma è importante non fraintenderlo: è certo un compromesso elettorale; ma, vedi sopra, ciò che si rinnega non sono necessariamente i fini - la speranza è che a tale accentramento vengano sacrificati solo i mezzi (spero che tutto questo cominci a sembrare molto ingenuo al lettore: 'cause that's the whole fuckin point!)

Quindi, caro neo, la priorità è una manovra di disimpegno. Ma le speranze di successo di tale strategia sono inevitabilmente legate alla riforma elettorale. Blair poteva offrire al Labour, nel 1994, molto più di ciò che Veltroni può offrire, oggi, alla sinistra italiana (a proposito: un semplice calcolo salta all'occhio: se Veltroni vale Blair, l'Italia è tredici anni dietro al Regno Unito. ma siccome il neo non vale Blair, siamo più indietro. il Coopetitor (a proposito di ne0) suggerisce gli anni '70 del mondo occidentale. la mia opinione, a riguardo, non è altrettanto ottimista. Io misuro il tutto in termini di rivoluzione industriale (e consequente trasformazione sociale): gli anni '60 del novecento per noi, gli stessi anni del settecento per il Regno: siamo insomma due secoli dietro? qualche protestante stronzo (Max Weber anybody?) potrebbe invece suggerire che noi ci si sia fermati alla riforma (e hai voglia a spiegargli la controriforma - spero il lettore abbia notato l'ironia di tutto ciò: il paese presunto moderno è stato rivoltato da un closet catholic (remember: i neo-convertiti sono i peggiori!)))

La differenza tra l'offerta di Blair e quella di Veltroni è che il Labour, allora, stava all'opposizione da vent'anni, mentre Veltroni lavorerà nell'ambito di una coalizione di governo. Offrire semplicemente un governo migliore (e un presidente del consiglio più gggiovane, sebbene altrettanto brutto) non sarà sufficiente. Per migliorare l'offerta, Veltroni ha bisogno del maggioritario: per restituire al paese un rapporto diretto con i propri rappresentanti, eletti personalmente e, importantly, a livello locale. E per garantire quella stabilità di governo che è condizione essenziale per lo spudorato attivismo riformista di cui abbiamo bisogno (i dirigenti del pd, oggi, hanno ancora paura del maggioritario perchè i numeri sono scarsi. ma senza ambizione ed ingenuità non si va da nessuna parte). la riforma sarebbe, oltretutto, una delle poche prove che si possono dare in anticipo all'elettorato che ciò che lo aspetta non sarà more of the same).

(vabbè, per oggi può bastare)

Pubblicato il 28/6/2007 alle 14.21 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web